Il primo cofanetto dei «Cahiers d’Apistoria» raccoglie nei numeri da 1 a 15, il lavoro dei membri dell’associazione e costituisce la testimonianza dell’attività tecnica e scientifica di Apistoria dalla sua istituzione. Nel corso degli anni, questi quaderni hanno contribuito alla conoscenza dell’apicoltura tradizionale e alla conservazione del patrimonio apistico e rappresentano oggi una solida base bibliografica di riferimento.
Nel consultare questo numero 16, il lettore ritroverà le regole del rigore e dell’originalità stabilite da Apistoria per la preparazione di questa pubblicazione. La possibilità di presentare il loro lavoro e pubblicarlo nei «Cahiers d’Apistoria» è riservato ai membri attivi dell’associazione.
Nella prima parte, il lettore scoprirà l’apicoltura tradizionale delle Cévennes con le sue arnie in tronco d’albero e i tipici apiari-colombaia e capanne con armadio dell’Auvergne; territori visitati durante le ultime sessioni di Apistoria. Mende (48 – Francia) sessione di ottobre 2017 e Veyre-Monton (63 – Francia) sessione di aprile 2018.
La seconda parte, riservata alla pubblicazione degli atti, dedica gran parte della sua attenzione al ricco e variegato patrimonio del dipartimento dell’Aude.
Prima di richiudere questo quaderno, il lettore sarà invitato, nella terza parte, a «bottinare» alcuni testi meno rigorosi.
Buona lettura..

La Lozère e il Puy-de- Dôme, dipartimenti del Massiccio Centrale francese
La natura modella i paesaggi in cui l’uomo lascia la sua impronta. L’importanza del patrimonio apistico costruito, come di ogni altro patrimonio vernacolare, si può cogliere solo tramite la conoscenza del relativo contesto regionale.Per questo motivo abbiamo voluto ricollocare ciascuno dei due circuiti presentati nel proprio ambiente naturale: orografia, clima, vegetazione ma anche tradizioni e costumi popolari.
La Lozère e il Puy-de- Dôme, dipartimenti del Massiccio Centrale francese, hanno dei patrimoni apistici molto differenti.
Con un clima più meridionale nella parte sud-orientale, la Lozère è una regione che ha saputo preservare la sua fauna e la sua flora. Le tradizioni apistiche restano ben salde.L’apicoltura ancestrale coi suoi alveari scavati nei tronchi di castagno, popolati da api locali e raggruppati nei recinti di muri a secco, affianca l’apicoltura odierna.
Il Puy-de-Dôme, regione di laghi, vulcani e pianure fertili, si è progressivamente aperto all’industrializzazione e alla meccanizzazione dell’agricoltura, intorno alle città principali. Il patrimonio apistico tradizionale, spesso integrato in costruzioni ad uso abitativo o agricolo viene oggi ampiamente sostituito dall’apicoltura moderna.
L’apiario di Castelet des Crozes
Il castello di Castelet des Crozes, costruito alla fine del XVIII secolo, è situato a Castelnaudary, nel dipartimento dell’Aude (Francia). In origine era una vecchia costruzione medievale con le sue dipendenze.
Le mappe del XVIII secolo ci mostrano tracce di un riparo per le api e di un apiario coperto.
Il riparo dispone di 9 nicchie destinate alle api, delimitate ogni 5 metri da pilastri di rinforzo, lungo il muro di sostegno di un frutteto e di un orto. Grandi lastre di pietra sostenevano gli alveari che erano allineati in ogni nicchia.L’apiario coperto, situato sul confine della proprietà, ha un tetto di tegole a due falde, sotto il quale erano posizionati 10 alveari su un ripiano di 10 metri di lunghezza tagliati da un pilastro di sostegno del tetto.
Diverse domande si pongono su questo apiario e alcuni elementi di risposta sono stati avanzati.
L’alveare Mona
L’arnia popolare a favi fissi adottata dalla Società di apicoltura ticinese è stata sviluppata da Agostino MONA nel 1876. È un’arnia promiscua, in legno, che può contenere otto favi fissi disposti nel senso della lunghezza e, nel melario sovrastante, nove telaini disposti nel senso della larghezza. Quest’arnia, che poteva essere utilizzata sia da « stanziali «che da “nomadisti »,diventa così, secondo Henri HAMET, “un alveare di compromesso”.
L’arnia in terracotta di Caves
La scoperta di frammenti a Caves, nel dipartimento dell’Aude, ha permesso di individuare che facevano parte di un alveare in ceramica, montato sulla colombaia, di cui è stato possibile definirne le caratteristiche.
Questa arnia verticale era tra alcuni alveari in assi e non può essere confuso con gli alveari orizzontali in terracotta. Numerose ipotesi sono state avanzate su questo argomento, portando l’autore a cercare tracce di risposta nella letteratura apistica e con gli anziani. La conclusione che l’autore trae è che, ancora una volta, la tradizionale ricerca sull’apicoltura è aleatoria e c’è sempre il rischio che possa essere scartata per mancanza di informazioni una via che sarebbe stato necessario esplorare.
Evoluzione storica dell’alveare secondo Ruttner
In occasione del 27e Congresso Apimondia ad Atene nel 1979, l’entomologo austriaco Friedrich Ruttner tenne una conferenza sull’evoluzione storica dell’alveare. Sulla base di molte foto e schemi esplicativi, ha mostrato i percorsi lungo i quali, nel tempo, si sono sviluppati diversi modelli di arnia per arrivare, intorno al 1850, alle arnie a telaini mobili con apertura superiore o posteriore.
Tra Corbières e Minervois ai tempi dei bugni. L’apicoltore e i suoi strumenti
La prima parte del testo ci ricorda cos’è un apicoltore e qual è il suo lavoro.La seconda parte descrive il suoabbigliamento e gli strumenti che utilizzava in un passato relativamente recente, ma ora concluso, in particolare in Occitania.L’autore si domanda se il contadino-apicoltore fosse un uomo (o una donna) come gli altri, solitario, misantropo o poeta. Ha sempre utilizzato un abbigliamento specifico? Come affumicava le api prima di recuperare il loro miele? Quali strumenti utilizzava per prelevare i favi, per ripulirli, per allontanare le api al momento della raccolta, per recuperare gli sciami, soprattutto quando erano posizionati in alto ? Come e in quale recipiente il miele veniva raccolto?
Ricordi
L’autore ci racconta due aneddoti che risalgono agli anni in cui il suo museo di apicoltura era aperto al pubblico. Il primo ci parla degli oggetti da classificare sotto il titolo “i nemici delle api”.Il secondo racconta di come un ragazzino, che aveva spruzzato le api di suo padre con la vernice, abbia contribuito a determinare la distanza che queste erano riuscite a percorrere.